totem s.r.l.
via XX settembre 10 16121 genova
tel 010-564416 fax 010-8600686
totem@totem.to
P.IVA 03669610101

Doctorow a Milano, cronaca di una serata "impegnata"
di Nicola Bruno
Chi si aspettava uno show a base di "wonderful things" (come recita il sottotitolo di Boing Boing) ed effetti speciali remixati, ha fatto presto a ricredersi venerdì 6 marzo, all'incontro di Meet The Media Guru con Cory Doctorow.
E sì, perché l'eclettico scrittore canadese ha preferito mettere da parte le mirabilia dei gadget futuribili che ogni giorno segnala sul suo blog, optando per un "intrattenimento" più sobrio e impegnato. A cominciare dalle questioni - politiche ed economiche - che gli stanno più a cuore e a cui è legato il futuro della rete per come l'abbiamo conosciuta fino ad ora.
Un intervento breve e coinciso durante il quale Doctorow ha toccato essenzialmente questi punti:
- condanna dei Drm (i lucchetti digitali che "imbrigliano" la creatività). Anche perché non c'è lucchetto che tenga, gli utenti potranno sempre raggirarli e niente (neanche le minacce legali) possono fermare questo processo di reverse engineering;
- importanza della copia come strumento di diffusione della conoscenza, oltre che come nuovo modello per l'apprendimento, da favorire nelle scuole, tra i giovani e soprattutto nei paesi poco sviluppati;
- piuttosto che tarpare le ali ai nuovi modelli di condivisione online, l'industria culturale tradizionale dovrebbe "imparare" da loro: solo così potrà salvarsi dalla profonda crisi in cui sta precipitando;
- basta psicosi riguardo al "lato oscuro della rete" (violenze su minori, terrorismo, e tutto il campionario di paure sbandierate da chi vuole "regolamentare" internet);
- nuovi scenari dell'economia digitale: i blog sono un'alternativa a basso costo e ad alta potenzialità per la libertà di espressione. Ma non soppianteranno mai il giornalismo professionista, anche perché i blog fanno molti commenti ed analisi, ma non hanno le risorse per portare avanti progetti investigativi, che sono necessari per la vita democratica.
Una conferenza "divulgativa", quindi, e per niente geek o accademica, in linea con lo spirito di Meet The Media Guru che intende far dialogare le migliori menti della generazione digitale con chi solitamente frequenta poco il dibattito su questi temi.
Sarà (anche) perché Cory Doctorow parla velocissimo, fatto sta che il suo intervento ha occupato solo metà dell'incontro. Il resto della serata è stata invece dedicata al dibattito con il pubblico in sala. Un partecipante ha chiesto lumi sui rischi di un nuovo imperialismo culturale: "Internet favorisce la distribuzione della conoscenza, ma tende a far affermare il punto di vista delle lingue che sono più parlate (l'inglese o lo spagnolo). Come far emergere i contenuti, magari interessanti, delle culture minoritarie?".
Doctorow ha risposto facendo notare, da una parte, come l'inglese sia ormai una "seconda lingua" obbligatoria. Dall'altra, sottolineando le possibilità che le minoranze oggi hanno per esprimersi: "Anche una comunità con pochissime persone può autoprodursi i contenuti, pubblicarli e divulgarli online. Prima era inconcepibile produrre un video solo per quattro persone e diffonderlo online".
Le mille e una possibilità di Internet, quindi, ma anche la sfida lanciata ai colossi dell'informazione tradizionale. A chi gli ha chiesto un commento sulla crisi dell'editoria, Doctorow ha risposto in maniera lapidaria: il New York Times molti anni fa ha perso il treno del cambiamento e dell'apertura, ora probabilmente è perso per sempre.
Qui la conferenza in versione integrale, mentre qui la fotogallery.